Ti mangi il fegato, fai finta di non sentire, non vedere. Col capo chino, sopporti, o almeno ci provi, e vai avanti. Stringi i denti per arrivare a fine giornata. Il traguardo è lì, ma ti distrai e non vedi gli infiniti fossati che si frappongono tra te e la tua meta. E li prendi tutti, in pieno.
Ti ritrovi poi da sola, faccia a faccia con il tuo vuoto, ma non è lui che preme, graffia, taglia. Sei tu, che cerchi di scacciarlo, farlo tacere, riempirlo. Ma in realtà la vittima sei sempre tu.
Puoi a stento respirare, ma non parlare, urlare, perché la voce è morta, bloccata in gola tra le lacrime e un conato di vomito isterico che tanto non passerà mai del tutto.
Basterebbe a volte trovare la forza e mettersi davanti uno specchio e iniziare a parlare con la persona che si riflette lì dentro.
RispondiEliminaMa quella persona non sono io, almeno non più.. Mi rifiuto di esserlo
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